Le “storie di anime” che si intrecciano da Velo d’Astico alla vetta del Rocciamelone

Eventi - 3 agosto 2018

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Ci sono storie che vengono tramandate di padre in figlio, finché la memoria non inizia a vacillare e il ricordo svanisce come neve al sole.

Tra queste c’è probabilmente la vicenda legata alla statua della Madonna del Rocciamelone, che oggi posso raccontare sul blog grazie alle ricerche del mio anonimo appassionato. Testi e immagini sono di proprietà dell’Archivio Storico Diocesano di Susa e vengono pubblicati per sua gentile concessione.

Le storie che uniscono Velo d’Astico al Rocciamelone

Il Rocciamelone è un monte della Catena Rocciamelone-Charbonnel che si trova in Piemone al confine tra la Valle di Susa e la Valle di Viù. Alta 3.538 metri s.l.m, la vetta ospita il santuario intitolato a Nostra Signora del Rocciamelone (il più alto d’Europa) e una statua in bronzo sempre dedicata alla Madonna.

A legare questa cima al nostro piccolo paese, distante 340 km in linea d’aria, è proprio la statua della Madonna della Neve, inaugurata il 28 agosto 1899 grazie alle adesioni di 130.000 bambini di tutta Italia. Anche di Velo d’Astico.

“Ascoltatemi, bimbi: vi racconto una storia bella e vera…”
Con queste parole il 10 maggio 1896 Giovanni Battista Ghirardi, professore alla scuola Arti e Mestieri di Torino, lanciava dal giornale illustrato per bambini ‘L’Innocenza’, da lui diretto, l’iniziativa che avrebbe maggiormente segnato la storia del Rocciamelone negli ultimi due secoli: la costruzione della statua bronzea della Madonna sulla vetta.
Secondo i progetti di Ghirardi, da subito sostenuto e incoraggiato da don Tonda e dal vescovo di Susa, il beato mons. Edoardo Giuseppe Rosaz, la statua sarebbe dovuta nascere per l’appunto grazie all’offerta dei bambini d’Italia, cui sarebbe stata dedicata, e proprio i piccoli lettori de L’Innocenza, giornale da lui diretto, avrebbero dovuto farsi promotori della sottoscrizione per reperire i fondi necessari raccogliendo offerte a partire da 10 centesimi nelle proprie famiglie, tra i compagni di scuola e tra i conoscenti.
Le firme degli offerenti, apposte su di un foglio prestampato o su semplici quinterni manoscritti ed inviate alla direzione del giornale, sarebbero poi state raccolte in un volume da porre all’interno del basamento della statua, a perenne ricordo dell’avvenimento.
Nel 1898, l’iniziativa poteva essere considerata in dirittura di arrivo: oltre centomila bambini italiani (alla fine saranno 130000) avevano inviato le proprie offerte, superando ogni aspettativa.

(rif. “La devozione alla Madonna del Rocciamelone in epoca contemporanea” di Andrea Zonato)

La statua venne prima realizzata dallo scultore torinese A. G. Stuardi e dalle Officine Strada di Milano, poi venne divisa in otto pezzi e portata sulla vetta a spalle dagli alpini del battaglione “Susa” appartenenti al 4° Reggimento Alpini. Ma torniamo un attimo a Velo d’Astico.

Antonio Fogazzaro e l’Inno a Maria

È il 16 maggio 1895 quando muore Mariano Fogazzaro, figlio di Antonio. Il giorno dopo, a Seghe di Velo d’Astico, lo scrittore manda una lettera a sua cugina Anna:

[…] Io piango ancora ma mi è caro dire a una sorella che le mie lagrime sono anche dolci perchè, se un tempo trepidavo per la salute morale di Mariano e cercavo guidarlo come potevo, adesso è lui che guida me, che mi assiste, che mi consiglia, che mi aiuta col mio stesso pianto; onde io domando a Dio di lasciarmi il mio dolore così vivo fino all’ultima ora, il mio dolore, il mio miglior maestro, il mio miglior amico![…]

(da “Lettere scelte” di Tommago Gallarati Scotti)

Giovanni Battista Ghirardi penserà all’idea della statua solo qualche mese dopo e pubblicherà l’invito ai bambini l’anno successivo. Nel 1898, Antonio Fogazzaro pubblicherà sullo stesso giornale la poesia Inno a Maria, scritta appositamente per l’inaugurazione del monumento (da “Le Poesie” – Antonio Fogazzaro ed 1912):

Signora dolce, ave!
Dall’astro tuo del pianto
Odi il saluto e il canto
Umile a Te salir.

Madre del Ciel, soave
Madre di tutti ascosa,
Scendi ove il segno posa
Che i bamboli Ti offrir.

Tenui del mare incensi,
Incensi dei pianeti
Vaporano segreti
Sopra il sublime altar;

Ed all’ingiro immensi,
Pilier in bianchi manti
Sorgon nei cieli santi
Di nuvole a fumar

Come talor nel vento
Bianca rotolando lieve
A questo altar la neve
Ghirlande attorciglio’;

Vergine, a cento a cento
T’incoroniam ferventi
Noi candidi innocenti
Che il Tuo divino amo’.

Per le vallee profonde,
Pei nebulosi piani,
Giunte leviam le mani,
Regina, orando a Te,

Per le remote sponde,
Dei risonanti mari,
Per ogni suol che altari,
Profumi e fior ti diè.

Deh, se laggiù in profondo
V’ha gente che T’ignora,
V’ha gente che Ti accora,
Se il mondo è reo così,

Tu per gli error del mondo,
Santa Maria, intercedi,
Tutti ne stringi ai piedi
Di Chi per noi morì.

Ascenda più sublime
Nella Tua occulta sfera
Dei bimbi la preghiera
Che del peccato il suon;

Qual vèr le aeree cime
Più da casali e ville
Salgono lai di squille
Che dei torrenti il tuon.

Madre del Ciel, soave
Reina! Ogni terrena
Eco risuoni: Ave
Maria, gratia plena.

La Madonna della Neve sale sul Rocciamelone

Torniamo ora al 1899 grazie alle parole di Don Piardi, autore dell’opera Il Rocciamelone ieri e oggi:

“Il 26 luglio inizia la parte più diffìcile. A Ca’ d’Asti sono accampati circa 60 alpini al comando del Tenente Parravicini e parecchi uomini di Mompantero. Da Ca’ d’Asti alla vetta non esiste sentiero. Ma, sebbene a più riprese, con sforzi immani e sacrifici inauditi – in mezzo a mille diffìcoltà, tuttavia senza il ben che minimo incidente – la statua della Madonna risale le pendici scoscese e sulle robuste braccia degli Alpini raggiunse la vetta alle ore 10 del 28 luglio 1899”.

Fu Papa Leone XIII a benedire l’impresa e dettò egli stesso la scritta della lapide:

“Alma Dei Mater / nive candidior / Maria lumine benigno Segusium / respice tuam / Ausoniae tuere fines / coelestis patrona” (Alma Madre di Dio, Maria, più candida della neve, guarda con occhio benigno la tua Susa; proteggi i confini d’Italia, o celeste Patrona)

Fogazzaro, la Montanina e Santa Maria dei Monti

Sette anni dopo l’inaugurazione della Madonna della Neve, Antonio Fogazzaro scrive di essere disceso a veder crescere la sua Montanina. “Io contribuisco al lavoro battezzando sassi e fonti – continua – La chiesina si chiamerà Santa Maria dei Monti. (da “Lettere scelte” di Tommago Gallarati Scotti)

Nel 1916 la Montanina e la chiesetta furono duramente colpite dalle bombe, perché sede del comando austriaco. Infatti fu questa l’estrema linea su cui venne arrestato l’esercito austroungarico.

Le rovine della villa vennero infine acquistate da mons. Francesco Galloni, che la ricostruì e l’ampliò tra il 1927 e il 1932 per renderlo il centro dell’Opera “Pro Oriente”. Mons. Galloni fu pluridecorato cappellano militare e “Angelo del Pasubio” per i suoi alpini durante la Grande Guerra; in prima linea, con le sue penne nere, per recuperare su vari fronti le salme dei caduti.

Nel centenario della posa della statua, il messaggio di Giovanni Paolo II ne ricorda la storia scrivendo tra l’altro:

«La presenza di Maria ha reso il Rocciamelone un centro di evangelizzazione, dove i fedeli, accogliendo come dalle labbra di Maria il messaggio della salvezza, possono tornare a gustare la gioia e la dignità di figli adottivi di Dio. Quante cose potrebbe raccontare l’immagine della Vergine! Vittorie sull’egoismo, perdoni dati e accolti, gesti di riconciliazione e di altruismo, che hanno trasformato la storia del Rocciamelone in una singolare “storia di anime“, i cui capitoli sono custoditi con cura gelosa nel cuore della Madre.»

(da www.stpauls.it)

I bambini di Velo d’Astico

Vi ho raccontato dei 130.000 bambini che contribuirono alla realizzazione della statua della Madonna del Rocciamelone. Tra questi erano presenti anche molti giovani velesi di cui attualmente ignoriamo i nomi. I fogli con le loro firme sono tutt’oggi conservati all’interno della statua.

In attesa di ricevere maggiori informazioni dall’Archivio Storico Diocesiano, e con la speranza che qualche lettore del blog abbia ereditato ricordi importanti, ho ricevuto l’autorizzazione a pubblicare la seguente pagine relativa ai bambini di Valdagno.

Una singolare storia di anime

È un interessante intreccio quello che ha unito Velo d’Astico al Rocciamelone. Una storia che ha visto protagonisti bambini speranzosi, un padre addolorato ma devoto, degli alpini coraggiosi e un Monsignore molto amato in paese.

Una storia che colpisce per i tempi che furono e per i tempi che viviamo oggi. Una storia che rende Velo d’Astico un paese ancora più speciale.

Ringraziamenti

Per le copie dei documenti originali:

Andrea Zonato
Archivio – Centro Culturale Diocesano
via Mazzini, 1
10059 Susa (TO)

Per le citazioni:

Andrea Zonato
archivista, addetto segreteria museale
Archivio – Centro Culturale Diocesano
Presidente del Consiglio di Amministrazione
Società Cooperativa Culturalpe di Susa (To)

Per avermi fatto conoscere la storia:

il mio anonimo appassionato

Foto di copertina:

Gulliver.it

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2 commenti

  • Luigi Spagnolo 3 agosto 2018 at 21:20

    Grazie! Il tuo lavoro è davvero prezioso.

    Rispondi
    • Martina 4 agosto 2018 at 11:16

      Tutto merito dei ricercatori, io ho solo raccolto i loro frutti 🙂 Buon fine settimana, Luigi!

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