Un pomeriggio a Villa Velo

Luoghi - 17 ottobre 2018

villa velo a velo d'astico
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Una domenica pomeriggio di settembre ho finalmente varcato il cancello di Villa Velo. Una soddisfazione per me, che sono sempre rimasta incuriosita da ciò che vedevo da fuori, ma anche per tutti coloro che da tempo mi chiedono notizie sul restauro. Sì, amici, Villa Velo sta tornando a nuova vita!

Grazie al proprietario Antonio Finozzi e al custode Stefano Mosele, ho camminato nei luoghi descritti da Antonio Fogazzaro nel suo Daniele Cortis. Improvvisamente, tutto ciò che ho letto, ha iniziato a prendere vita.

villa velo

Il portale d’ingresso con le iniziali di Girolamo Velo e, in alto, la trascrizione in latino

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Dimora dei Conti Velo prima dei lavori del 1752

Gradinata d’accesso della vecchia abitazione privata. Nelle colonne sono presenti gli antichi blasoni della Contea privi degli stemmi originali.

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Dettaglio delle metope aggiunte successivamente

Le origini di Villa Velo

L’intero complesso venne costruito nel 1752 da Girolamo Velo, figlio di Giambattista. All’epoca le proprietà dei Conti non arrivavano più fino agli altipiani di Lavarone e Folgaria, ma si allargavano comunque nei dintorni di Velo d’Astico e Arsiero.

La posizione scelta per Villa Velo è eccezionale e permette uno sguardo panoramico sulla vallata: da un lato il Monte Cimone e il Cengio, dall’altro il Summano e il Priaforà. Il giardino stesso ha l’importante compito sia di abbellire la proprietà che di rinfrescare l’ambiente durante il caldo estivo.

Il Conte Girolamo, nipote dell’omonimo zio che nel 1685 richiese la costruzione della cappella gentilizia, apparteneva a una famiglia benestante che si era arricchita grazie al commercio della seta. Il padre Giambattista fu deputato, console, consigliere del re di Danimarca e ambasciatore a Vienna. Girolamo ebbe l’investitura feudale nel 1740 e successivamente fu nominato Principe degli Accademici Olimpici.

La costruzione di Villa Velo fu senz’altro un’opera straordinaria, vista la grande quantità di rocce che furono tolte per far spazio agli edifici, al parco e agli orti. Lo testimonia la scritta incisa sul portale d’ingresso:

Hieronimus de Velo Joannis Bapt. F. rupe ingenti sublata veterem domum et incultam ornavit et auxit hortos et salientes addidit sibi posterisque suis an. MDCCLII

Girolamo di Velo figlio di Giovanni Battista rimosse grandi pietre arricchì la decadente e trascurata casa e aggiunse giardini e fontane per i suoi discendenti anno 1752.

Non si hanno indicazioni precise sulle precedenti abitazioni dei Conti Velo, ma sicuramente erano vecchie e in rovina. Tra le migliorie volute da Girolamo ci sono il rinforzo delle strutture portanti e l’aggiunta di un piano alla dimora residenziale. Anche gli stucchi, i soffitti, i pavimenti e alcuni affreschi sono stati voluti dal Conte.

Al termine dei lavori, Villa Velo era costituita dalla vecchia abitazione privata, dalla parte centrale che divideva il giardino dal parco con la peschiera, dalle scuderie, dalla casa del fattore, dal portico, dalla colombara e dall’adiacente fabbricato che si pensa possa essere l’originale dimora risalente alla fine del Quattrocento.

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Il parco di Villa Velo con la peschiera

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La fontana del Nettuno alato

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La colombara

Villa Velo, Antonio Fogazzaro ed Egidio di Velo

Si ascende per di là ad un quieto seno aperto del colle, e quindi, fra gli alberi, al piano erboso dove una colonna di marmo antico, portata dalle terme di Caracalla in quest’altra solitudine reca sulla base due mani di rilievo che si stringono e le seguenti parole: “Hyeme et aestate et prope et procul usque dum vivam et ultra”.

D’inverno e d’estate, da presso e da lontano, fin ch’io viva e più in là.

Villa Velo deve la sua notorietà anche al grande scrittore Antonio Fogazzaro che, proprio in questa villa, collocò l’abitazione di Daniele Cortis, protagonista dell’omonimo romanzo del 1885. Celebre è la presenza della colonna spezzata, che in più riprese viene citata nel romanzo come simbolo dell’amore infranto tra Daniele e la cugina Elena.

La colonna in marmo rosso esiste davvero e fu recuperata dalle Terme di Caracalla (Roma) da Girolamo Egidio di Velo, figlio di Girolamo Giuseppe. Originaria dell’Egitto, la colonna venne prima sistemata nel parco e successivamente spostata nel giardino davanti al palazzo centrale. Il conte era un appassionato dello studio palladiano e scavò a Roma tra il 1824 e il 1827. I materiali rinvenuti nello scavo furono prima portati a Velo d’Astico e successivamente donati al Municipio di Vicenza. Prima di morire, Egidio dispose nel suo testamento di lasciare 100.000 lire venete per la costruzione della sepoltura di Andrea Palladio, in cui verrà rappresentato egli stesso all’interno di un bassorilievo.

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La colonna in marmo rosso

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Il palazzo centrale

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L’ingresso del parco

Villa Velo e la Grande Guerra

Sede del Comando Militare Italiano di primissima linea, Villa Velo subì ingenti danni dagli stessi militari che ospitava. Così scriveva Andrea Moschetti nel volume I danni ai monumenti e alle opere d’arte delle Venezie nella guerra mondiale 1915-18, ed. 1928:

Non troppo gravemente offesa dal cannone, essa subì purtroppo il bestiale vandalismo di truppe che vi furono ospitate. Nella sala d’ingresso un pittore del primo Ottocento, forse GioBatta Canal, aveva narrato sulle pareti e sulla volta alcune delle storie di Pio VI, con l’ingresso del generale Berthier in Roma e la partenza del Pontefice […]. Ma le facce del Pontefice e degli altri personaggi servirono di bersaglio alle rivoltelle degli occupanti, e la volta fu in parte distrutta per trarne legna da ardere. […] Tutte le altre sale e stanze sono in rovina; e il mirabile parco, che servì da sfondo alle soavi e romantiche figure fogazzariane, solcato in più luoghi dalle trincee austriache e devastato, appena ora va risorgendo.

Fortunatamente le parole di Moschetti oggi risuonano  lontane. Villa Velo ha recuperato (e continua a recuperare) il suo antico splendore, anche grazie agli attuali proprietari. Il restauro dei dipinti danneggiati venne realizzato nel 1964 da G. B. Bastianello.

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Dettaglio del parco

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Scorcio sulla Chiesa di Velo d’Astico

Villa Velo oggi

Oggi Villa Velo ha riaperto i suoi cancelli e il merito è indubbiamente della famiglia Finozzi. I lavori di restauro procedono alacremente e i primi sposi hanno già potuto festeggiare il loro giorno più bello in una cornice storica e senza eguali.

Grazie ad Antonio e a Stefano ho potuto girare per i giardini, scoprire dove veniva coltivato l’orto e ammirare i bellissimi affreschi che ho promesso di non mostrarvi (per il momento). Ho camminato lungo il sentiero che porta alla Montanina e che all’epoca veniva percorso in carrozza. Ho ammirato il lago della villa e immaginato la sua bellezza durante ogni stagione dell’anno. Ho ascoltato i progetti in programma per Villa Velo, con la certezza che ogni velese rimarrà soddisfatto di quanto accadrà.

Le occasioni per entrare in villa non mancheranno e la prima sarà a breve. Domenica 4 novembre, alle ore 16, il prof. Giovanni Matteo Filosofo svelerà il mistero del ciclo d’affreschi “napoleonici” presenti nel Salone d’Onore. A seguire, alle ore 17, Giovanni Bertolazzi eseguirà un concerto esibendosi su un magnifico pianoforte Borgato.

Sarà il primo concerto di Villa Velo dopo anni di chiusura al pubblico. Ci vediamo lì? 😉

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Il sentiero che collega Villa Vello a Villa Montanina (con la guida pronta a proseguire)

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Il lago di Villa Velo

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