Chiocciola di Bosco, l’azienda agricola di Elisa e Marco

Imprenditori locali - 13 luglio 2018

Chiocciola di Bosco
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Doveva essere una semplice intervista, invece è diventata una bellissima esperienza di due ore.

Mercoledì sono stata all’azienda agricola Chiocciola di Bosco per conoscere Elisa e Marco, due giovani imprenditori che con coraggio hanno deciso di investire nel nostro territorio. Più che un botta e risposta è stata quindi una chiacchierata, una condivisione di idee e di voglia di fare.

Mi hanno accolta nella loro casa, a Contrà Lenzetti. Sul fuoco le marmellate, nell’aria il profumo di natura e le risate dei bambini.

Sono rimasta colpita dal loro desiderio di rimboccarsi le maniche e dalla loro capacità di trovare sempre nuove possibilità per far crescere l’azienda. La titolare è Elisa, così ho iniziato da lei.

Chi è Elisa?

[E] Bella domanda! Sono un’agricoltrice, una mamma, una moglie…

Una Wonder Woman!

[E] No, una donna!

Cosa ti ha spinto a intraprendere questo mestiere?

[E] Era un po’ di tempo che cercavamo di capire cosa fare con alcuni terreni, perché erano incolti e volevamo tenerli puliti. Dopo un’esperienza di lavoro negativa ho deciso di non lavorare più sotto padrone. Ci siamo informati e abbiamo deciso di aprire l’azienda.

[M] La titolare è lei, io l’aiuto. Siamo un’azienda a gestione familiare.

Come è nato il nome ‘Chiocciola di Bosco’?

[E] Volevamo un nome che unisse le chiocciole e i frutti di bosco, visto che siamo partiti con queste attività. Abbiamo fatto una gara tra amici e alla fine ha vinto ‘Chiocciola di Bosco’.

Quindi tra i vostri prodotti cosa avete?

[E] Abbiamo le chiocciole, i frutti di bosco… poi siamo partiti anche con le confetture, gli ortaggi e i sottaceti.

Chiocciola di Bosco

Panorama dalla loro proprietà

Chiocciola di Bosco

Gli immancabili vasetti di Chiocciola di Bosco

Qual è il prodotto di cui andate più fieri o che viene più apprezzato?

[E] I mirtilli.

[M] I frutti di bosco, sì. Le chiocciole sono un po’ di nicchia. Hanno fatto partire la nostra attività come idea di business, ma poi si è affiancato altro. Questa non è una zona tipica per quel tipo di prodotto.

[E] Sì, richiesta ce n’è ma più contenuta rispetto alla frutta o al prodotto trasformato.

Quindi c’è qualcuno che ancora oggi chiede le chiocciole?

[M] Sì, principalmente privati. A volte è richiesto come piatto, quindi vengono a prenderle da noi.

Cosa rende i vostri prodotti più buoni? Cosa mettete o non mettete?

[E] Mettiamo tanto amore e tanta fatica!

[M] Innanzitutto le nostre piante non sono trattate in alcun modo. Non c’è nessun utilizzo di prodotti chimici, quel che viene viene. Questa è l’idea che portiamo avanti: abbiamo piccole produzioni, però garantiamo che siano genuine. Spesso e volentieri portiamo i clienti a vedere le nostre coltivazioni, così da spiegargli tutto quello che c’è nel prodotto che acquistano. Ciò che raccogliamo viene venduto nell’arco di mezza giornata, un giorno al massimo, senza far fare tanta strada alla frutta o alla verdura fresca.

[E] Avendoci conosciuti e vedendo come lavoriamo, si affezionano.

[M] I clienti ritornano e ci confermano che la nostra idea potrebbe essere giusta.

[E] Anche perché qui intorno l’alternativa è il supermercato e la differenza si nota.

Chiocciola di Bosco a Velo d'Astico

I famosi mirtilli di Chiocciola di Bosco

Chiocciola di Bosco a Lago di Velo d'Astico

Sono grandi e buonissimi (sì, ne ho assaggiato uno!)

Come è iniziata la produzione di Chiocciola di Bosco?

[M] Abbiamo iniziato da alcune piante prese a Vigolo Vattaro, in un vivaio specializzato in piccoli frutti. Siamo contenti della qualità delle piante e della resa, ma anche della collaborazione nata. Ci ha supportato, ci ha dato delle dritte per partire, ci ha dedicato del tempo perché né io né Elisa abbiamo una formazione agricola. Io lavoro in ufficio, lei faceva tutt’altro quindi abbiamo imparato tutto strada facendo. Trovare qualcuno che ti dedica del tempo, che è onesto e ti dà un buon prodotto è una buona partenza. Adesso non vogliamo ingrandirci più di tanto, perché comunque essendo un’azienda a conduzione familiare non possiamo fare grandi numeri. Cerchiamo piuttosto di curare al meglio quello che già abbiamo. La richiesta sarebbe tanta, volendo ci sarebbe la possibilità di ingrandirci ma per il momento non vogliamo strafare. I terreni che abbiamo sono piccoli appezzamenti, anche le aree da coltivare sono poche. Devi pulire, recuperare e portare a produrre un terreno che era incolto magari da sessant’anni. Sì, sudiamo!

[E] C’è tutto un lavoro dietro!

A parte questi primi consigli, come vi siete formati e come state imparando?

[M] Soprattutto con gli errori che stiamo ancora facendo.

[E] Con tanta pazienza! Ci informiamo e quando vediamo che c’è qualche corso ci iscriviamo. Lì conosciamo altri che producono, così cerchiamo di scambiarci opinioni ed esperienze. Sì fa tutto sul campo.

[M] Per partire abbiamo usufruito di un bando europeo di primo insediamento che lei ha vinto. Così sono arrivati i corsi obbligatori, come quello per diventare IAP (Imprenditore Agricolo Professionale), ma ce ne sono altri e ne abbiamo frequentati tanti. Ad esempio quello per il benessere animale, il PPL (Piccole Produzioni Locali) o il patentino per i prodotti fitosanitari che devi avere anche se non li usi. Tutta una serie di attività che ci aiutano a rimanere aggiornati. Poi, ai corsi, conosci tante realtà e lì ti confronti con chi magari ha l’azienda da anni, con chi è appena partito o con il docente. Hai anche l’occasione di visitare altre aziende, quindi tutte queste cose insieme, anno per anno, contribuiscono a fare formazione.

Certificazioni e patentini che immagini siano necessari per distinguervi come professionisti.

[M] Sì, perché se lo fai a livello professionale, come azienda, sei obbligato a fare formazione e a tenerti aggiornato su aspetti obbligatori e non. Come è giusto che sia perché altrimenti, a livello privato, non puoi dare garanzie del prodotto.

Chiocciola di Bosco a Lago

L’orto

Chiocciola di Bosco a Velo d'Astico (Vicenza)

Fagiolini pronti per essere raccolti

Qual è la soddisfazione più grande che avete avuto finora?

[E] Siamo partiti burocraticamente nel 2013 per diventare operativi nel 2014. Abbiamo inserito le lumache e poi abbiamo messo tutto il resto. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo, ma la soddisfazione più grande è vedere i clienti ritornare di anno in anno, vederli contenti e ricevere i loro complimenti. Per te, Marco?

[M] Che l’azienda sia ancora qua!

[E] Ma grazie!

[M] Ma no, perché la soddisfazione per il prodotto è una cosa. L’altra faccia della medaglia è riuscire a tenere aperta una micro azienda così, al giorno d’oggi, per i soliti discorsi legati all’imprenditoria. A differenza di una fabbrica o di un artigiano, che non sono vincolati alle condizioni meteorologiche, alle avversità e alle estati che non sono estati, noi siamo più a rischio. Vedere quindi che resistiamo è una bella soddisfazione.

Elisa, com’è una tua giornata tipo?

[E] Innanzitutto bisogna conciliare i bambini con la disponibilità di qualche nonna libera. Poi vado fuori, sistemo l’orto, taglio l’erba, raccolgo… Nel pomeriggio c’è anche Marco che mi aiuta nei lavori che da sola non riesco a svolgere. Non abbiamo una giornata tipo, dipende dal tempo. Ad esempio adesso faccio le confetture dalla mattina alla sera, magari domani taglio l’erba.

Come si fanno le confetture?

[E] Partiamo dal prodotto fresco di prima scelta, perché di seconda non ne abbiamo. Aggiungiamo solo zucchero e limone. Non mettiamo pectina o roba simile, è tutto naturale al 100%. Poi rimane sul fuoco tanto, questa che sto facendo anche tre orette.

[M] Di solito ci vogliono due ore e mezzo, tre. Dipende dalla frutta e da quanta acqua hanno dentro, perché non sempre la frutta matura uguale. Però di media sì, più verso le tre ore che le due.

[E] Facciamo confettura più o meno di tutto, solo di mirtillo non siamo ancora riusciti a farla.

[M] No, perché abbiamo tanta richiesta di fresco e quindi non avanza. Per il resto cerchiamo di sfruttare tutto quello che possiamo ricavare dai terreni, che siano verdure o frutti. Cerchiamo di massimizzare tutto, sia perché eticamente è giusto e sia perché è una fonte di reddito. Vogliamo sfruttare tutto quello che riusciamo a produrre.

Chiocciola di Bosco

Pomodori cuore di bue, varietà abruzzese

Chiocciola di Bosco

Gina!

Di verdure cosa avete?

[E] Quest’anno abbiamo zucchine, tegoline, cetrioli, pomodori, zucche, patate, fagioli, piselli, cipolle, aglio…

[M] Con le verdure quest’anno siamo partiti dalle sementi. Volevamo provare l’esperienza del seme nel tunnel al caldo che poi viene messo nel terreno. Volevamo vedere se ci riuscivamo e alla fine ha funzionato.

[M] Così ho coinvolto anche i bambini che hanno piantato i loro semini. Hanno visto le piantine crescere ed è stata un’esperienza anche per loro.

Vendete fresche anche le verdure?

[E] Sì, sia fresco che conservato come sottaceti.

[M] Sì, l’anno scorso abbiamo provato anche a fare prodotti essiccati con l’essiccatoio. Abbiamo iniziato con le zucche, abbiamo fatto dei test, abbiamo trovato le nostre ricette e abbiamo ottenuto dei risultati. L’abbiamo proposto anche ai mercatini perché è un prodotto che funziona, anche adesso è richiesto. In questo modo prolunghiamo la durabilità del prodotto, sia conservato che essiccato, per la stagione autunnale/invernale. Abbiamo un prodotto da poter offrire ai clienti. Prima, lavorando solo con il fresco, da fine settembre a maggio eravamo praticamente fermi. Così è nata l’idea di sfruttare meglio le risorse che abbiamo.

Come entrate in contatto coi clienti e come vi fate conoscere? Avete parlato di mercatini…

[E] Adesso lavoriamo tanto con la pagina Facebook. A parte quelli che ovviamente già ci conoscono, i clienti nuovi arrivano principalmente da Facebook o tramite il passaparola.

[M] Se sei a corto raggio funziona il passaparola e un po’ di mercatini locali. A medio e lungo raggio utilizzi i social, quindi Facebook o WhatsApp e Messenger. Abbiamo anche un sito che dovremmo provare a finire, così da renderlo un contenitore di tutto lo storico di Chiocciola di Bosco e di tutta la nostra esperienza. Però principalmente gli strumenti sono questi, abbastanza diretti e rapidi da riuscire a gestirli anche se siamo nel campo a lavorare.

Da dove arriva il cliente più lontano?

[E] Da Montagnana!

Beh, questa è una bella soddisfazione! E come vi ha trovato?

[E] Ha trovato un nostro volantino quando c’era la vecchia gestione del Granpasso.

[M] Collaboriamo e abbiamo collaborato con qualche ristorante della zona come fornitori. Lasciavamo bigliettini e qualche contatto arrivava.

[E] Sì, una volta andavamo tanto con i volantini.

[M] Poi, man mano che cresceva la pagina Facebook, li abbiamo abbandonati per comodità.

Chiocciola di Bosco

Grandi e succose!

Piante aromatiche, prima e dopo – foto di Elisa Cerato

Riassumendo, conviene investire nel territorio?

[M] Noi portiamo avanti il nostro progetto in modo autonomo. Secondo me, con il territorio che abbiamo e con le aziende che ci sono, si potrebbe rivalutare la situazione. C’è un ritorno al prodotto sano e al turismo collegato, quindi potrebbe esserci l’opportunità per valorizzare questo tipo di attività. Lo spazio non manca, di giovani con la voglia di fare potrebbero essercene. Forse mancano i progetti e le idee. Collaboriamo con altre aziende del territorio guidate da giovani e anche loro la pensano allo stesso modo. A volte ci sentiamo lasciati soli.

[E] Sì. Ci fanno tanti complimenti perché siamo una coppia giovane, ma finisce lì. Anche se hai idee e voglia di fare a volte rimani bloccato. Non dico che ti scoraggi, ma sicuramente sei meno incentivato.

[M] Vai comunque avanti perché lo fai per te stesso, ma se il contorno aiutasse sarebbe meglio.

Ho letto che la zona di Velo d’Astico una volta era interamente dedicata all’agricoltura.

[M] Questo è un paese di tradizione agricola. Ci sono aziende storiche, qualcuna ha chiuso, quelle giovani sono poche. Se non vengono incentivate nel modo giusto rischiano di durare poco. Al giorno d’oggi è già tanto per un’impresa rimanere in piedi. Il potenziale c’è, la voglia di fare e i mezzi ci sono, manca la spinta ulteriore che potrebbe far partire tutto il meccanismo. Ne parliamo spesso anche in Commissione Agricoltura.


A questo punto la nostra chiacchierata prosegue sorseggiando l’ottimo sciroppo di fiori di Sambuco firmato Chiocciola di Bosco. Continuiamo a condividere opinioni, a raccontarci esperienze. Mentre accarezzo Gina, ascolto delle trincee e del bunker della Grande Guerra che Elisa e Marco hanno nella loro proprietà. Il loro entusiasmo è coinvolgente e aumenta quando gli chiedo di fotografare i campi.

Mi portano a vedere i terreni, mi spiegano come si sono organizzati, cosa hanno raccolto e come si sono perfezionati. Mi raccontano come hanno pulito ogni area e delle stagioni intere passate a eliminare rovi ed estirpare erbacce.

Prima di andarmene mi regalano una confettura e una salsa in agrodolce. Due prodotti che per golosità assaggio quasi subito e che acquistano più sapore se penso al grande lavoro che c’è dietro.

Trovate l’Azienda Agricola Chiocciola di Bosco su Facebook e in via Lenzetti 3 a Lago di Velo d’Astico.

Chiocciola di Bosco

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Chiocciola di Bosco

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2 commenti

  • Luigi Spagnolo 13 luglio 2018 at 20:54

    Elisa e Marco si meritano attenzione e ammirazione. Il loro impegno parla di ecologia e tutti sappiamo quanto ci sia bisogno di rispettare e valorizzare la natura in modo consapevole e convinto. Grazie!

    Rispondi
    • Martina 16 luglio 2018 at 11:27

      Ciao Luigi! Sono assolutamente d’accordo con te e sono davvero rimasta colpita dal loro lavoro. Il metodo, la motivazione, la voglia di fare bene per sé ma anche e soprattutto per la natura. Bravissimi!

      Rispondi

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